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Un fenomeno da monitorare: il cyberbullismo

Cyberbullismo-670x274Due anni fa usci nelle sale cinematografiche il film “Disconnect”, molto discusso all’epoca per la sua crudeltà ma anche per il realismo della storia che racconta. La trama infatti ruota attorno a un termine che purtroppo sta uscendo dalla straordinarietà dell’esperienza dei nostri studenti: cyberbullismo. Qualche mese dopo skuola.net pubblicò una ricerca “Giovani e social network” (furono coinvolti 2000 studenti di varie fasce d’età) da cui emerse come un ragazzo su tre interagisse sui social in ogni momento della giornata,  quasi tre giovani su quattro erano preoccupati dal fenomeno del cyberbullismo e quasi uno su due avevano avuto, nella loro scuola, esperienza diretta o indiretta di questa tipologia di fenomeni. Pur essendo dati di un anno, fa, evidentemente come scuola non possiamo non sentirci interpellati (e preoccupati) di un fenomeno subdolo ma che può incidere in modo negativo, per non dire drammatico, sui nostri alunni. Di seguito rilanciamo la ricerca, il trailer del film e un semplice ma sintetico contributo di Barbara Siliquini.

Che cos’è il bullismo                     Vita da social

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2 pensieri su “Un fenomeno da monitorare: il cyberbullismo

  1. Grazie per il “ricordo”, la notifica del fatto grave – come il cyberbullismp – che NON va sotto taciuto nè preso alle leggera e per l’interessante materiale allegato, ma…vorrei “allegare” anche un altro, diffusissimo fenomeno “solitario”, che non sembra danneggiare nè preoccupare parecchi di noi: la dipendenza dai social dei nostri studenti! Ci sono ragazzi che trascorrono anche 16 ore sul web, sui social in genere…
    Non studiano più, vivono in un “pianeta” tutto loro, non si relazionano normalmente…
    Certo si tratta di fatti parecchio diversi, ma almeno si muovono nell’ambito dei media: che fare? Luciana Martini

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  2. Vero, ed effettivamente a tutti gli effetti l’uso del social può diventare oggi una nuova forma di dipendenza, che però non interessa solo i giovani: sono appena uscito da un convegno dove fior fior di educatori ascoltavano con le orecchie il relatore ma avevano (almeno) un occhio di continuo allo smarthphone. Bisogna rifletterci sopra!

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