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Un incontro che riscrive la storia

Papa Francesco e Patriarca KirillPapa Bergoglio ieri ha incontrato all’Avana il primate ortodosso russo: un evento atteso dallo scisma del 1054. “Camminiamo insieme, siamo fratelli”, ha detto il Papa. E’ una svolta storica, la cui importanza sarà misurata dalla storia e dal tempo: noi siamo chiamati a ripensare le nostre categorie culturali e a rimettere l’ecumenismo al centro della nostra attenzione educativa e didattica.  Incontro tra Papa Francesco e Patriarca Kirill       Dichiarazione congiuntaFirma congiunta

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2 pensieri su “Un incontro che riscrive la storia

  1. GRAZIE dell’articolo! Particolarmente concordo – anche se lo trovo NON facile e NON scontato – con il “suggerimento” presentato: di “mettere l’ecumenismo al centro dell’educazione educativa e didattica”.
    Personalmente m’impegno a tener presenti le componenti appena citate, ma mi trovo a cozzare sempre più in una “resistenza” – tra gli studenti e non solo – di tipo “razzista”, anacronistica e antistorica.
    Qualche suggerimento concreto?
    Grazie, Luciana Martini

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  2. Certo non è facile oggi superare quella “resistenza” che, come dici giustamente, subdolamente si è insinuata nella nostra dimensione culturale. Oggi a parole tutti dicono di voler essere per, non contro: basta poi entrare in uno stadio e ascoltare i cori dei tifosi, sentire le barzellette che girano tra gli studenti, fermarsi in un bar ad ascolrare i commenti degli avventori ed in effetti ci si rende conto della complessità del fenomeno. E’ difficile: ma proprio per questo noi che ricopriamo una veste di educatori, seppur nel mondo professionale della scuola, abbiamo l’onere di tenere desta quella che Karl Jaspers, filosofo tedesco, definiva “la vigilanza verso il nostro tempo, compito che spetta ad ogni essere umano perché lo fa essere tra altri esseri”. Come suggerimento concreto partirei dal riconoscere intanto che i confini non esistono, se non nella nostra mente e invenzione: la storia in questo ne è maestra, basta prendere un atlante del 1950 e uno del 2000 per vedere com’è cambiata l’Africa, l’Europa … soprattutto credo sia fondamentale andare alla ricerca dei perché ci si sente divisi, sia in ambito religioso che sociale. Davvero le nostre diversità sono tali da farci sentire estranei uno all’altro? Si pensi a quando capitano certe calamità, dove si mettono da parte le differenze per darsi tutti una mano, penso a cataclismi quali terremoti, alluvioni … ci vuole sempre una situazione che ci disorienta per farci riscoprire prima di tutto uomini. Pur nella sua banalità, suggerisco la visione del film “Indipendence day”: è un semplice film americano dove la retorica impera, ma in una delle scene finali si vede come tutti coloro che fino a poco prima erano nemici di fronte a un nuovo nemico più grande e inaspettato si scoprono fratelli e solidali. Nel suo piccolo, credo che questo capiti continuamente … basta togliersi la presunzione che noi siamo il mondo, e accettare che questo mondo è abitato da “stranieri” che sono tali semplicemente perché li cataloghiamo cosi.

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