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La “maestrocrazia”

Come ogni lunedì, ALESSANDRO D’AVENIA ci conduce in un viaggio fatto di parole, sentimenti, riflessioni sul mondo scuola. Dalla rubrica “Letti da rifare” di Avvenire dello scorso lunedì, citiamo: Ci vuole: «maestria». Ricordo ancora l’assurdo consiglio ascoltato da un docente della scuola di specializzazione per l’insegnamento: «Se sbagliate e i ragazzi se ne accorgono, continuate ad affermare ciò che avete detto. Siete maestri, non potete sbagliare!». Proprio il contrario di ciò che rende tale un maestro e attrae i ragazzi. La «maestrocrazia» non sta nel potere conferito dal ruolo o in un’illusoria infallibilità, ma nel voler essere ancora «ammaestrati» dalla vita, come diceva la grande poetessa russa Marina Cvetaeva: «Chi ascolto oltre la voce della natura e della saggezza? La voce di tutti i mastri e maestri. Quando recito una poesia sul mare e un marinaio che non capisce nulla di poesia mi corregge, io gli sono riconoscente. Lo stesso con il guardaboschi, il fabbro, il muratore. Ogni cosa che mi viene donata dal mondo esterno mi è preziosa, poiché in quel mondo io sono una nullità. Ma quel mondo mi è necessario ogni minuto». Il maestro non è tale perché infallibile, ma perché continua a lasciarsi educare: è credibile se anche lui, come i ragazzi, è impegnato a crescere. La maestrocrazia

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