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Archivi per il mese di “aprile, 2020”

Chi viene lasciato indietro …

Giulio, 12 anni, e sua madre Gloria, a Scansano (Grosseto), il 15 aprile 2020. Per partecipare alle lezioni online devono salire su una collina dove hanno una connessione internet migliore. (Jennifer Lorenzini, Reuters/Contrasto)

Dalle pagine di “Internazionale” il giornalista e scrittore Christian Raimo lancia un appello e insieme un allarme urgente ci sono studenti, tanti, che rischiano a causa del Covid-19 di rimanere indietro. “Il rischio è che tanti interrompano il loro percorso scolastico o che lo seguano con grande irregolarità.” Un rischio che, in effetti, è più concreto di quanto si possa immaginare.

Generazione Covid-19 Articolo Internazionale

 

Oggi è il 50° Earth day

Il pianeta andrebbe salvaguardato tutti i giorni, ma c’è una data (il 22 aprile) in cui lo celebriamo in modo particolare: è la Giornata della Terra. Il tema interessa i nostri studenti e coinvolge anche la nostra didattica, specie quest’anno dove tra gli appelli di Greta Thunberg, scioperi per per l’ambiente e la pandemia per il Covid-19, il mondo naturale attorno a noi ci sta davvero interpellando e invitando alla responsabilità. L’Earth Day è oggi la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

 

 

 

 

 

Le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile, e ha avuto inizio ufficiale dal 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

In Italia, dove lo si celebra dal 2007, l’evento principale è il Villaggio della Terra. Per diverse giornate intorno al 22 aprile i cittadini (soprattutto giovani) sono invitati a Villa Borghese a Roma per prendere parte a laboratori, incontri ed eventi sportivi, culturali e musicali secondo un modello completamente sostenibile. Ovviamente quest’anno gli incontri saranno purtroppo solamente virtuali.

Sito http://www.villaggioperlaterra.it/

Ogni Giornata della Terra ha un tema, e quest’anno è la volta dell’azione per il clima. Il futuro del pianeta è strettamente legato ai cambiamenti climatici, e se continueremo a emettere gas serra ai ritmi attuali – informa l’IPCC, l’International Panel on Climate Change – nel 2040 la temperatura potrebbe raggiungere i due gradi in più. Oggi siamo a quota un grado, ma se riusciremo a fermarci a +1,5 la qualità dell’aria sarà migliore. È una missione impegnativa, ma ognuno può fare la sua parte per ridurre le emissioni e usare meglio l’energia: spegniamo le luci quando non servono, limitiamo il consumo di carne e formaggi, non abusiamo del riscaldamento in casa, riduciamo i viaggi in automobile e soprattutto in aereo.

Alcuni aneddoti: sul nostro pianeta abbiamo un milione e 700mila specie di animali. E molte restano ancora da scoprire. Questa biodiversità è in pericolo, ma unendo le forze è possibile rallentare il tasso di estinzione. Alla conservazione della biodiversità è stato dedicato il programma decennale dell’Earth Day Network che nel 2020 si conclude. Anche quest’anno sono state scelte dieci specie a rischio su cui concentrare gli sforzi: ce n’è di molto piccole, come la farfalla monarca, e di ben più grandi (l’elefante asiatico). Anche i predatori all’apice della catena alimentare, come il pesce martello, maggiore vanno protetti, e non scordiamoci delle piante: in lista c’è anche la Sequoia Gigante, minacciata da siccità e incendi. Oppure ancora: lo sapevate che fino a poco più di trent’anni fa era possibile scaricare immondizia, sostanze chimiche e radioattive nell’oceano? La legge che lo vieta è “solo” del 1988. Le acque note come “oceani comuni” (non governate da un singolo Stato) occupano il 40% della superficie terrestre, e tutte le nazioni, insieme, sono responsabili della loro cura. Per mettere d’accordo così tanti protagonisti, dal 2014 è stato avviato un piano guidato dalla Fao per proteggere la vita marina, conservare la biodiversità e ridurre la pesca. La prova di collaborazione meglio riuscita riguarda le balene: se 40 anni fa erano sull’orlo dell’estinzione, decimate da secoli di caccia, oggi il loro numero torna a crescere in tutto il mondo. Insomma, c’è tanto da fare, ancora oggi…

Fonti: http://www.earthdayitalia.org e edizione del martedì 21.04.2020 di Popotus (speciale del quotidiano “Avvenire“)

Scuole paritarie: ultima campanella? Riflessione di Ivan Matteis

Sull’edizione di giovedì dell’Avvenire Ivan Maffeis, sottosegretario della CEI, è intervenuto con un breve editoriale molto chiaro e “urlato”, per denunciare la situazione di grande precarietà e disagio in cui sono occorse le scuole paritarie, come conseguenza della pandemia. Come scrive, “non si tratta di chiedere privilegi, ma che venga riconosciuto il servizio svolto“. Editoriale Ivan Maffeis

Articolo Avvenire

Il senso della vita – riflessioni di giovani che pensano

Riceviamo e pubblichiamo volentieri queste riflessioni, nate dai pensieri e dalle considerazioni condivise con i compagni di classe della 5SB dell’IIS di Lonigo, come compito assegnato dal dcente Religione. Il prof. Francesco Maule ha infatti chiesto agli alunni quale fosse, per loro, il senso della vita. Sono emerse delle belle riflessioni che offrono speranza e ci fanno cogliere la bellezza e la profondità che i nostri studenti possiedono e possono condividere con noi adulti.

La vita è un viaggio verso la felicità…

       …in viaggio verso la felicità, per cercare il senso della vita, tra parole, immagini, riflessioni…

Ci è stato chiesto quale fosse, per noi, il senso della vita.
L’ abbiamo voluto raccontare così, aiutandoci con le immagini che abbiamo catturato durante le “avventure”
che abbiamo vissuto in questi anni. 

Abbiamo parlato tra noi, raccontato e ascoltato varie testimonianze e riflessioni.

Abbiamo prodotto alcuni materiali nell’ora di IRC
abbiamo pensato di allargare questa condivisione a tutti gli altri compagni e amici della scuola.
Purtroppo non è possibile condividere tutto quanto è emerso,
neppure il nostro video per ragioni di privacy,
ma con questo articolo vogliamo dare il nostro contributo alla scuola e
un messaggio ai nostri compagni, in questi giorni difficili,
che ci vedono tutti impegnati a cercare
un nuovo modo di vivere e di viaggiare… restando a casa.
Buon viaggio!!!

…la vita, un dono…

A detta di molti la vita è un dono, un dono speciale; quello che molti non sanno però è il suo valore.Ognuno è libero di scegliere se mettere il proprio regalo in uno dei tanti scaffali a prender la polvere o decidere di prenderlo in mano e portarlo con sé scoprendolo e arricchendolo con le proprie esperienze, giorno per giorno, senza pentirsene in futuro. Non c’è una linea guida su come utilizzare la vita, non c’è giusto o sbagliato, so solo che, quel piccolo grande dono, se portato con sé, alla fine del proprio percorso, quando lo si andrà a mettere in uno dei tanti scaffali, non apparirà un oggetto insignificante, ma pieno di valore; potrà aver preso botte, essersi rotto in mille pezzi e aggiustato altrettante volte, ma apparire comunque enorme. Ci sono 7 miliardi di doni nel mondo, o poco più, ma solo uno tra tanti darà un piccolo frammento del proprio essere ad un suo simile. Questa è per me la felicità: qualcuno in grado di entrare a far parte della vita di una persona, cambiandone la forma e rendendola migliore. Quel dono alla fine troverà spazio su quello scaffale, accanto all’altra figura che ha reso la sua vita divertente, bella e unica grazie al suo frammento. (riflessioni firmate)

…istanti di felicità…
“Tutti pensano ad accumulare oggetti e cose dimenticando che lo scopo della vita è quello di accumulare sorrisi, emozioni e instanti felici”. Parto con questo “motto” perché penso che la vita sia un continuo mettersi in gioco, chi più chi meno, per raggiungere obiettivi, mete e per portarsi ogni giorno a casa sensazioni ed emozioni  nuove. Ho imparato negli anni che la vita va apprezzata per quello che sia ha, e non per ciò che non sia ha. Penso che non siano le cose materiali a dare la felicità, ma il fatto di essere circondati da persone che mi vogliono bene. La vita è un percorso che purtroppo ha una durata di tempo limitata e io personalmente ritengo che non ci debbano essere limiti nel pensare o fare ciò che si vuole, perché la vita è una sola e VA VISSUTA! Per me vita significa “cogliere l’attimo”, non lasciare nulla al caso, mettersi in gioco fino a quando non si raggiunge ciò che ci rende più felici, perché tutti nascono con le doti per riuscirci!“I tre grandi elementi essenziali alla felicità in questa vita sono: qualcosa da fare, qualcosa da amare, e qualcosa da sperare.Sono attimi, piccoli attimi che portano serenità e spensieratezza. A volte si pensa che la felicità arriva nella nostra vita solo con o da una data persona. Invece dovremmo capire che siamo NOI l’unico punto di riferimento da prendere in considerazione per essere felici. Felicità significa comunque amare ed essere amati, realizzare se stessi, sentire di aver raggiunto un traguardo nella vita, delle consapevolezze, una certa stabilità. Sono piccoli traguardi che, al solo pensiero, portano a piccolissimi istanti di felicità e spingono chiunque a realizzarsi sempre di più. (riflessioni firmate)

…felicità…ma…chi sono le persone felici?
Gli studi che hanno cercato di rispondere a questa domanda evidenziano come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario, sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio: l’estroversione, la fiducia in se stessi, la sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro. Il tema della felicità appassiona da sempre l’umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo “stato di grazia”. Per tentare di definire questa condizione si mettono in risalto: ora la componente emozionale, come il sentirsi di buon umore, ora l’aspetto cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti della propria vita, altre volte gli stati come la contentezza, la soddisfazione, la tranquillità, l’appaga- mento oppure la gioia, il piacere, il divertimento. Il mio pensiero sul tema della felicità: quando sto con i miei amici sono felice di stare con loro e mi fanno stare bene.  (riflessioni firmate)

…noi siamo tempesta…
Noi, classe 5^SB, insieme al nostro professore di religione, per approfondire il tema “la vita è un viaggio verso la felicità”, abbiamo letto alcuni capitoli di un libro intitolato “Noi siamo tempesta”. I vari capitoli raccontano alcuni episodi successi durante la storia umana. Dopo la lettura abbiamo riflettuto sul senso della vita e su come alcune vicende della storia hanno avuto spesso come protagonisti le persone comuni, che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre. A me è piaciuto particolarmente il capitolo che tratta della caduta del muro di Berlino. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania, per decisioni politiche, ha deciso di dividersi. A Berlino, nel 1961, il regime sovietico, a causa della “guerra fredda”, finanziò la costruzione di un muro che dividesse e isolasse le persone residente da Berlino Est da quelle di Berlino ovest. Le famiglie furono divise e non poterono scavalcare il muro. Se si osava scavalcarlo, si veniva uccisi, ma la forza di volontà di tutti i cittadini, stanchi della situazione di distanza dalle loro famiglie e dell’oppressione che vivevano, abbattè il muro il 9 novembre del 1989. Dopo questo evento le famiglie si sono potute riunire dopo 28 anni dalla costruzione del muro. Il capitolo entra nei panni di un cittadino di Berlino est che dice: «Il politico ha sbagliato. Il giornalista ha riportato lo sbaglio. La guardia ha deciso di non sparare. Ma se noi fossimo rimasti in casa, se la nostra paura fosse stata più forte della nostra speranza, quella sequenza di atti preparatori non avrebbe fatto accadere nulla. […] Chi ha buttato giù il muro di Berlino alla fine? La risposta è semplice: noi. Siamo stati noi, con le nostre gambe, le nostre mani, i nostri occhi e una specie di forza collettiva che senza che ci fossimo messi d’accordo ci ha portati tutti là sotto, dove la storia faceva male sul serio, a guardarla in faccia». Posso capire molto bene quello che gli abitanti di Berlino provarono all’epoca. È molto simile, anche se sostanzialmente diversa, dall’attuale pandemia di COVID-19. Anche noi, come loro, siamo costretti a rimanere segregati senza poter uscire liberamente. Noi non rischiamo di essere fucilati, questo è vero, ma rischiamo comunque. Neanche noi possiamo vedere ed abbracciare i nostri familiari. Al solo pensarci provo una grande frustrazione, e anche terrore, al grande rischio che si correva all’epoca e tristezza per tutte le famiglie non potevano abbracciarsi ai lati opposti. Fossi stata in loro avrei tentato di smontare quel muro mattone dopo mattone e mi sarei rivoltatata contro quel sistema ingiusto e privo di libertà. Grazie alla caduta del muro si può facilmente capire come le persone debbano rimanere unite quando giungono momenti di grave crisi e di come sia possibile superare sempre e comunque questi brutti periodi. Loro, tutti insieme, hanno riunito una nazione di famiglie: rimanendo uniti si vince. (riflessioni firmate)

Auguri di buon triduo e annuncio Pasquale di risurrezione!

Buon Triduo e Pasqua di risurrezione a tutti, dall’Ufficio diocesano per l’educazione e la scuola di Vicenza.

Dal direttore don Marco Benazzato e dal vice direttore Dino Caliaro, giunga a tutti l’augurio di un fine settimana all’insegna di un sepolcro aperto e irradiante amore. Per chi non l’avesse letto qualche settimana fa, vi facciamo dono di uno scritto di Alessandro D’Avenia, come sempre strepitoso con la sua penna.

Scuole chiuse D’Avenia

La condivisione del dolore

Nelle nostre scuole tutti (o quasi) ci siamo attivati con la DAD (Didattica a distanza), qualche volta replicando la nostra didattica in presenza, spesso inventando realtà nuove. Però ci sono scuole segnate da una sofferenza forte, drammatica: pensiamo a quelle comunità scolastiche (Brescia, Bergamo…) laddove il Covid-19 (coronavirus) ha segnato in modo indelebile tante famiglie, con la scomparsa di anziani/nonni, parenti etc. Sul quotidiano “Avvenire” di domenica scorsa questo interessante contributo di Paolo Ferrario ci proietta in una dimensione del lutto e della sofferenza che, tutto sommato, per molti docenti è difficile da affrontare ma rappresenta una sfida, educativa e sociale insieme.

Avvenire – la condivisione del dolore

“La mia classe è un’impresa”

Si chiama Carlo Mazzone, 53 anni, docente di informatica all’Istituto Tecnico Lucarelli di Benevento, in Campania. E’l’unico insegnante italiano che compare nella lista dei finalisti del Global Teacher Prize, un premio che ogni anno la Fondzione Varkey – che ha sede a Londra – assegna esaminando migliaia di docenti di tutte le nazionalità. Il Nobel dei professori, inaugurato nel 2014, è davvero prestigioso anche perché al vincitore spetta un premio di un milione di dollari che deve essere destinato a progetti scolastici. In questo articolo del Corriere una sua intervista.

Articolo Corriere della Sera su Carlo Mazzone candidato Global Teacher Prize

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