scuolavicentina

Archivio per il tag “DAD”

La didattica con lo sguardo impossibile “da remoto”

Sull’edizione di lunedì del Corriere della Sera è comparso un interessante e provocatorio contributo di Walter Lapini, Professore ordinario di Letteratura greca all’Università di Genova. Le sue osservazioni meritano una attenta riflessione.

Articolo Lapini La didattica con lo sguardo impossibile da remoto

Il senso della vita – riflessioni di giovani che pensano

Riceviamo e pubblichiamo volentieri queste riflessioni, nate dai pensieri e dalle considerazioni condivise con i compagni di classe della 5SB dell’IIS di Lonigo, come compito assegnato dal dcente Religione. Il prof. Francesco Maule ha infatti chiesto agli alunni quale fosse, per loro, il senso della vita. Sono emerse delle belle riflessioni che offrono speranza e ci fanno cogliere la bellezza e la profondità che i nostri studenti possiedono e possono condividere con noi adulti.

La vita è un viaggio verso la felicità…

       …in viaggio verso la felicità, per cercare il senso della vita, tra parole, immagini, riflessioni…

Ci è stato chiesto quale fosse, per noi, il senso della vita.
L’ abbiamo voluto raccontare così, aiutandoci con le immagini che abbiamo catturato durante le “avventure”
che abbiamo vissuto in questi anni. 

Abbiamo parlato tra noi, raccontato e ascoltato varie testimonianze e riflessioni.

Abbiamo prodotto alcuni materiali nell’ora di IRC
abbiamo pensato di allargare questa condivisione a tutti gli altri compagni e amici della scuola.
Purtroppo non è possibile condividere tutto quanto è emerso,
neppure il nostro video per ragioni di privacy,
ma con questo articolo vogliamo dare il nostro contributo alla scuola e
un messaggio ai nostri compagni, in questi giorni difficili,
che ci vedono tutti impegnati a cercare
un nuovo modo di vivere e di viaggiare… restando a casa.
Buon viaggio!!!

…la vita, un dono…

A detta di molti la vita è un dono, un dono speciale; quello che molti non sanno però è il suo valore.Ognuno è libero di scegliere se mettere il proprio regalo in uno dei tanti scaffali a prender la polvere o decidere di prenderlo in mano e portarlo con sé scoprendolo e arricchendolo con le proprie esperienze, giorno per giorno, senza pentirsene in futuro. Non c’è una linea guida su come utilizzare la vita, non c’è giusto o sbagliato, so solo che, quel piccolo grande dono, se portato con sé, alla fine del proprio percorso, quando lo si andrà a mettere in uno dei tanti scaffali, non apparirà un oggetto insignificante, ma pieno di valore; potrà aver preso botte, essersi rotto in mille pezzi e aggiustato altrettante volte, ma apparire comunque enorme. Ci sono 7 miliardi di doni nel mondo, o poco più, ma solo uno tra tanti darà un piccolo frammento del proprio essere ad un suo simile. Questa è per me la felicità: qualcuno in grado di entrare a far parte della vita di una persona, cambiandone la forma e rendendola migliore. Quel dono alla fine troverà spazio su quello scaffale, accanto all’altra figura che ha reso la sua vita divertente, bella e unica grazie al suo frammento. (riflessioni firmate)

…istanti di felicità…
“Tutti pensano ad accumulare oggetti e cose dimenticando che lo scopo della vita è quello di accumulare sorrisi, emozioni e instanti felici”. Parto con questo “motto” perché penso che la vita sia un continuo mettersi in gioco, chi più chi meno, per raggiungere obiettivi, mete e per portarsi ogni giorno a casa sensazioni ed emozioni  nuove. Ho imparato negli anni che la vita va apprezzata per quello che sia ha, e non per ciò che non sia ha. Penso che non siano le cose materiali a dare la felicità, ma il fatto di essere circondati da persone che mi vogliono bene. La vita è un percorso che purtroppo ha una durata di tempo limitata e io personalmente ritengo che non ci debbano essere limiti nel pensare o fare ciò che si vuole, perché la vita è una sola e VA VISSUTA! Per me vita significa “cogliere l’attimo”, non lasciare nulla al caso, mettersi in gioco fino a quando non si raggiunge ciò che ci rende più felici, perché tutti nascono con le doti per riuscirci!“I tre grandi elementi essenziali alla felicità in questa vita sono: qualcosa da fare, qualcosa da amare, e qualcosa da sperare.Sono attimi, piccoli attimi che portano serenità e spensieratezza. A volte si pensa che la felicità arriva nella nostra vita solo con o da una data persona. Invece dovremmo capire che siamo NOI l’unico punto di riferimento da prendere in considerazione per essere felici. Felicità significa comunque amare ed essere amati, realizzare se stessi, sentire di aver raggiunto un traguardo nella vita, delle consapevolezze, una certa stabilità. Sono piccoli traguardi che, al solo pensiero, portano a piccolissimi istanti di felicità e spingono chiunque a realizzarsi sempre di più. (riflessioni firmate)

…felicità…ma…chi sono le persone felici?
Gli studi che hanno cercato di rispondere a questa domanda evidenziano come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario, sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio: l’estroversione, la fiducia in se stessi, la sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro. Il tema della felicità appassiona da sempre l’umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo “stato di grazia”. Per tentare di definire questa condizione si mettono in risalto: ora la componente emozionale, come il sentirsi di buon umore, ora l’aspetto cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti della propria vita, altre volte gli stati come la contentezza, la soddisfazione, la tranquillità, l’appaga- mento oppure la gioia, il piacere, il divertimento. Il mio pensiero sul tema della felicità: quando sto con i miei amici sono felice di stare con loro e mi fanno stare bene.  (riflessioni firmate)

…noi siamo tempesta…
Noi, classe 5^SB, insieme al nostro professore di religione, per approfondire il tema “la vita è un viaggio verso la felicità”, abbiamo letto alcuni capitoli di un libro intitolato “Noi siamo tempesta”. I vari capitoli raccontano alcuni episodi successi durante la storia umana. Dopo la lettura abbiamo riflettuto sul senso della vita e su come alcune vicende della storia hanno avuto spesso come protagonisti le persone comuni, che hanno saputo mettersi insieme e fidarsi le une delle altre. A me è piaciuto particolarmente il capitolo che tratta della caduta del muro di Berlino. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania, per decisioni politiche, ha deciso di dividersi. A Berlino, nel 1961, il regime sovietico, a causa della “guerra fredda”, finanziò la costruzione di un muro che dividesse e isolasse le persone residente da Berlino Est da quelle di Berlino ovest. Le famiglie furono divise e non poterono scavalcare il muro. Se si osava scavalcarlo, si veniva uccisi, ma la forza di volontà di tutti i cittadini, stanchi della situazione di distanza dalle loro famiglie e dell’oppressione che vivevano, abbattè il muro il 9 novembre del 1989. Dopo questo evento le famiglie si sono potute riunire dopo 28 anni dalla costruzione del muro. Il capitolo entra nei panni di un cittadino di Berlino est che dice: «Il politico ha sbagliato. Il giornalista ha riportato lo sbaglio. La guardia ha deciso di non sparare. Ma se noi fossimo rimasti in casa, se la nostra paura fosse stata più forte della nostra speranza, quella sequenza di atti preparatori non avrebbe fatto accadere nulla. […] Chi ha buttato giù il muro di Berlino alla fine? La risposta è semplice: noi. Siamo stati noi, con le nostre gambe, le nostre mani, i nostri occhi e una specie di forza collettiva che senza che ci fossimo messi d’accordo ci ha portati tutti là sotto, dove la storia faceva male sul serio, a guardarla in faccia». Posso capire molto bene quello che gli abitanti di Berlino provarono all’epoca. È molto simile, anche se sostanzialmente diversa, dall’attuale pandemia di COVID-19. Anche noi, come loro, siamo costretti a rimanere segregati senza poter uscire liberamente. Noi non rischiamo di essere fucilati, questo è vero, ma rischiamo comunque. Neanche noi possiamo vedere ed abbracciare i nostri familiari. Al solo pensarci provo una grande frustrazione, e anche terrore, al grande rischio che si correva all’epoca e tristezza per tutte le famiglie non potevano abbracciarsi ai lati opposti. Fossi stata in loro avrei tentato di smontare quel muro mattone dopo mattone e mi sarei rivoltatata contro quel sistema ingiusto e privo di libertà. Grazie alla caduta del muro si può facilmente capire come le persone debbano rimanere unite quando giungono momenti di grave crisi e di come sia possibile superare sempre e comunque questi brutti periodi. Loro, tutti insieme, hanno riunito una nazione di famiglie: rimanendo uniti si vince. (riflessioni firmate)

Navigazione articolo